Per molti è un’attitudine. Una costante ricerca. Un incessante processo.
Per altri è una necessità. Il bisogno di sentirsi vivi. L’esigenza di vedere un costante miglioramento.
Per tutti è svegliarsi la mattina sapendo esattamente cosa fare per essere un atleta ed una persona migliore, da lì a qualche settimana, a qualche mese.








È urgenza di sentire le gambe che bruciano durante uno sprint, mentre tutto il resto perde lentamente forma e si ferma. I rumori diventano improvvisamente più distanti, la vista si fa appannata, la bocca si spalanca come se non bastasse tutta l’aria del mondo.




È soddisfazione nel seguire un piano. Di leggere la prossima serie della tabella e sapere che ti farai del male ma lo farai lo stesso, perchè è proprio quello che ti serve. È voglia di sfidarsi. Di capire se quel tempo sulla salita dietro casa è veramente il meglio che puoi fare. Di fallire una volta. Due. Tre. Di limare il dettaglio, prepararsi meglio e imparare sempre dalle sconfitte. E tornare e farcela la quarta volta.




È voglia di confronto. È attitudine competitiva che in qualche modo devi sfogare e la bici è il canale perfetto per farlo. Quella pausa pranzo, quell’ora di allenamento serale - quando sarebbe più normale dedicarsi ad altro - è proprio quello di cui hai bisogno. Non per imitare qualcuno, non per essere qualcosa che non sei. Ma per funzionare, per mantenerti in equilibrio, per sentirti vivo.




È sensazione. È attitudine. È un modo di pensare e di vivere. É tutto questo e molto di più. Certamente non ha nulla a che vedere con un contratto.